Progetto Caregiver
Sostenere chi sostiene: perché la cura ha bisogno di cura
Essere genitore di un figlio con disabilità significa riscrivere ogni giorno il proprio equilibrio, imparare a vivere tra l’amore assoluto e la stanchezza invisibile, tra la speranza e l’incertezza. Significa diventare, a volte senza preavviso e sempre senza preparazione, un caregiver: una figura centrale e indispensabile eppure ancora troppo spesso dimenticata anche a livello istituzionale.
È proprio da questa consapevolezza che nasce il Progetto Caregiver della Fondazione Orizzonte Autonomia ETS: un percorso che mette al centro le famiglie, e in particolare chi si prende cura ogni giorno del proprio figlio con disabilità. L’obiettivo non è solo offrire supporto, ma costruire spazi di riconoscimento, di sollievo e di crescita personale. Perché nessuno può continuare a prendersi cura, se non riceve a sua volta ascolto, rispetto, accompagnamento.
Il progetto si muove su tre binari: da una parte, uno sportello psicologico permanente, attivo presso la sede della Fondazione a Camerano e coordinato dalla Dott.ssa Rachele Recanatini, psicologa e psicoterapeuta con lunga esperienza nel sostegno alle famiglie con figli con disabilità. Dall’altra, percorsi pensati e costruiti insieme ai caregiver stessi: incontri, laboratori, momenti di ascolto e di creatività. Accanto a questi, il nostro Sportello Psicologico offre un sostegno continuo ai genitori.
Esiste infine anche l’home program, un supporto domiciliare con educatori professionali dove andiamo a supportare il caregiver proprio nel luogo e nel momento dove esercita il suo ruolo di cura. Tutto parte dal basso, dai bisogni reali, da una progettazione condivisa con chi sa sulla propria pelle cosa serve davvero.
Nel corso del 2025 uno degli esempi più significativi è stato il percorso di tre mesi dedicato a dieci madri caregiver. Un’esperienza costruita con delicatezza, partendo dal corpo e arrivando all’anima. Sedute di yoga dolce per chi non aveva mai osato ritagliarsi un tempo per sé; tecniche di respirazione e rilassamento; escursioni nel Parco del Conero, dove il respiro si fa più largo e lo sguardo incontra orizzonti; laboratori creativi ispirati al Kintsugi, l’arte giapponese che ripara le crepe con l’oro, trasformando la fragilità in bellezza.Ogni incontro è stato un tassello prezioso di un mosaico nuovo: quello della consapevolezza e della cura di sé.
Ma ciò che più ha lasciato il segno è stato il gruppo. Lo spazio condiviso tra persone che “non devono spiegare niente”. L’incontro tra madri che si capiscono senza bisogno di parole. L’impegno – segnato in agenda – che diventa un appuntamento con se stesse, con la propria dignità, con una possibilità di rinascita.
Il progetto ha ricevuto anche il patrocinio e il sostegno della Commissione Pari Opportunità Marche, proprio per il suo valore nel promuovere un’idea di caregiving femminile che non sia solo sacrificio, ma anche riconoscimento, sostegno e possibilità.
I progetti rafforzano legami già esistenti e favoriscono la nascita di nuove connessioni.
Sistematicamente, i partecipanti richiedono la ripetizione dell’esperienza, con le attività all’aria aperta che si confermano come le più apprezzate dei programmi.
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